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il terzo interposto dipendente dell’imprenditore – responsabilità ex art. 2049 c.c.

La concorrenza sleale è una fattispecie tipicamente riconducibile ai soggetti del mercato in concorrenza e se ne esclude la configurabilità in mancanza del presupposto oggettivo rappresentato dal c.d. “rapporto di concorrenzialità”.

Tuttavia sussiste l’illecito di concorrenza sleale anche nel caso in cui l’atto lesivo del diritto del concorrente venga compiuto da un soggetto, cosiddetto terzo interposto, che:

a)non sia in possesso dei necessari requisiti soggettivi (cioè non è un imprenditore) o

b)non sia in possesso della qualità di concorrente del danneggiato, ma

si trovi con il soggetto avvantaggiato in una particolare relazione tale da far ritenere che l’atto sia stato oggettivamente compiuto nell’interesse di quest’ultimo.

E nel caso in cui, l’autore dell’illecito sia addirittura un dipendente dell’imprenditore che ne ha tratto vantaggio, l’imprenditore stesso è tenuto a risponderne ai sensi dell’art. 2049 c.c.

Ciò sulla base del solo rapporto che intercorre fra l’imprenditore ed il soggetto agente, suo dipendente ed anche se l’atto non sia causalmente riconducibile all’esercizio delle mansioni affidate al dipendente, purchè il dipendente:

-abbia agito nell’ambito dell’incarico affidatogli

-anche eccedendo i limiti delle proprie attribuzioni ed

-addirittura all’insaputa del datore di lavoro.

(Cassazione civ. sez. 1° sentenza n. 18691 del 22-09-2015, Presidente Rordorf Renato)

(Conformi: Cassazione civile sezione 1° sentenza n. 9117 del 06-06-2012; Cassazione civile sezione 1° sentenza n. 17459 del 09-08-2007; Cassazione civile sezione 1° sentenza n. 13071 del 08-09-2003)

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