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Il risarcimento del danno da concorrenza sleale. Cosa dimostrare.

Il risarcimento del danno da concorrenza sleale. Cosa dimostrare.

Nel caso di sentenza che accerti atti di concorrenza sleale il giudice può condannare, su richiesta di parte, il soccombente scorretto al risarcimento dei danni patiti. Ora per ottenere la condanna al risarcimento dei danni è necessario provare:

  • il dolo o la colpa del concorrente scorretto ed
  • il danno effettivamente patito.

La Corte di Appello di Brescia aderisce all’orientamento ormai pacifico della Corte di Cassazione secondo cui il danno cagionato dalla concorrenza sleale non è in re ipsa ma:

  • quale conseguenza diversa ed ulteriore rispetto alla distorsione delle regole della concorrenza,
  • necessita di prova secondo i principi generali che regolano il risarcimento da fatto illecito.

Quindi solo la dimostrazione della sua esistenza consente l’utilizzo del criterio equitativo per la relativa liquidazione. Si veda sul punto Corte di Cassazione civile, sez. 1, sentenza n. 6274 del 31.03.2016.

Il danno può essere provato anche in via documentale dimostrando la perdita:

  • di clienti e
  • l’esecuzione di contratti (che nel caso di specie erano di manutenzione di apparecchi).

Il danno, una volta provato, è un debito di valore per cui la somma liquidata deve essere rivalutata e gli interessi legali devono essere calcolati sul dato nominale, viva via rivalutato annualmente. Si veda Cass. civ. sez. 3, sentenza n.5054 del 03.03.2009

(Corte di appello di Brescia, sezione 1 civile, sentenza n. 1213 pubblicata il 18.08.2017, est. D. Pianta)

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