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Il procacciatore di affari, il notaio e la concorrenza illecita.

Il procacciatore di affari, il notaio e la concorrenza illecita.

Ad un notaio la Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare (della sospensione per giorni 40 dall’attività) per la violazione degli artt. 31 e 36 e 147 del codice deontologico notarile.

Il caso era il seguente: il notaio si era avvalso di un collega ormai in pensione come procacciatore d’affari ed aveva utilizzato la sua struttura ancora operativa per la stipula di atti vari atti fuori del proprio distretto di competenza.

La nozione di procacciamento di affari va intesa in senso meramente economico e non strettamente tecnico (Cass. 3 del 2010), essendo sufficiente che il terzo (nel caso di specie il notaio in pensione):

abbia indirizzato un certo numero di clienti e che

-il notaio in attività ne abbia beneficiato nello svolgimento della professione,

risultando in tal modo alterato il momento della libera scelta del professionista da parte dei clienti (Cass. 6679/1996).

La difesa del notaio incolpato è stata considerata irrilevante perchè:

a)le dichiarazioni scritte dei clienti che aveva allegato ovverosia di aver scelto il notaio in piena libertà e senza l’intervento di procacciatori, 

1)erano riferibili solo a taluni degli atti stipulati fuori sede e

2)destavano molti dubbi sulla loro attendibilità ed inoltre

b)la circostanza che il notaio in pensione non fosse stato retribuito poiché:

1)il codice deontologico notarile proibisce anche il procacciamento svolto a titolo gratuito, essendo comunque violato il divieto di concorrenza con condotte poste in essere in forme compatibili, per valutazione dell’ordine di appartenenza, con il decoro e la dignità della categoria professionale (si veda Cass. 2274 del 1963).

Ora la legge notarile sanziona la concorrenza effettuata:

-con riduzioni di onorari, diritti o compensi, o

servendosi dell’opera di procacciatori di clienti,

-di richiami o pubblicità non consentiti dalle norme deontologiche o

-di qualunque altro mezzo non confacente al decoro e al prestigio della classe notarile.

In conclusione la disposizione normativa non pone una limitazione della concorrenza tra i notai – la cui liceità anzi implicitamente riconosce -ma ne vieta le forme illecite, attuate mediante condotte tipizzate (riduzione di onorari e diritti accessori, procacciatori di clienti, pubblicità) o derivanti da comportamenti atipici.

Si vedano anche le sentenze seguenti: Cass. 4721 del 2012; Cass. 10683 del 2003 e Cass. 17202 del 2002.

(Cass. sez. 2 civile sent. n. 16433 pubblicata il30.07.2020, rel. Fortunato Giuseppe).