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I limiti del patto di non concorrenza.

I limiti del patto di non concorrenza.

Il patto di non concorrenza stipulato ai sensi dell’art. 2125 del codice civile non può essere talmente ampio da impedire ogni attività di lavoro dell’ex dipendente.

Nel particolare il Tribunale di Bari ha considerato nullo il patto di non concorrenza che era stato esteso dal datore di lavoro a tutte le attività prestate dall’ex-dipendente in Europa, Asia ed America a vantaggio di aziende concorrenti alla sua.

Infatti il patto di non concorrenza che è stipulato fra datore di lavoro e l’ex-dipendente per il tempo in cui il lavoratore avrà cessato la propria attività deve avere, come ho più volte già specificato, determinati limiti:

  • di oggetto,
  • di durata (al massimo 5 anni o 3 nel caso di dirigenti) e
  • di luogo.

Il particolare tale giurisprudenza di merito ha correttamente statuito che nonostante l’economia abbia una dimensione ormai globalizzata, il patto non può essere talmente ampio:

  • con riferimento a tutte le aziende in concorrenza con quella del datore di lavoro ovvero
  • ad interi continenti a tal punto
  • da comprimere in modo significativo la professionalità del dipendente nonché la sua capacità di generare reddito.

Il patto di non concorrenza deve essere necessariamente stipulato in forma scritta e può essere

  • incluso nel contratto di lavoro, 
  • stipulato durante la vigenza del rapporto di lavoro o
  • anche successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro

purchè non impedisca, di fatto, ogni attività lavorativa all’ex dipendente avuto riguardo alle sue attitudini e capacità lavorative.

(Tribunale di Bari, sentenza n.5802 del 2014)

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