Avvocato Cavalea > Sentenze  > Concorrenza sleale  > Tribunali e Corti d’appello  > Il patto di non concorrenza del direttore commerciale.

Il patto di non concorrenza del direttore commerciale.

Il patto di non concorrenza del direttore commerciale.

Un direttore commerciale di una società addetta alla produzione e vendita di reti antigrandine ha sostenuto la nullità del patto da lui stipulato a causa dell’eccessiva estensione territoriale del medesimo che era fissata per i seguenti paesi europei: Spagna, Francia, Italia e Germania
La verifica della legittimità del limite territoriale di un patto di non concorrenza va effettuata congiuntamente a quella del limite oggettivo.
Una medesima estensione territoriale può risultare illegittima o meno, a seconda che si combini con una limitazione di attività più o meno ampia.
La giurisprudenza ha chiarito che con la previsione di limiti il legislatore ha inteso impedire che al lavoratore sia precluso lo svolgimento di ulteriori attività di lavoro.

Già la Corte di Cassazione (sentenza n. 15253 del 2001 e sentenza n. 7835 del 2006) ha stabilito che:

  • l’ampiezza del vincolo deve essere tale da comprimere l’esplicazione della concreta professionalità del lavoratore
  • in limiti che non ne compromettano la possibilità di assicurarsi un guadagno idoneo alle esigenze di vita.

In pratica, occorre compiere un’indagine diretta a verificare se in concreto risulti compromessa:

  • 1)la capacità professionale del lavoratore acquisita per effetto delle precedenti esperienze e correlativamente
  • 2)la capacità di procurarsi un reddito adeguato.

Orbene, avuto riguardo all’ampiezza delle mansioni di alto livello svolte dall’ex dirigente nel settore commerciale, che vanno:

  • dalle tecniche di marketing,
  • al coordinamento della sezione commerciale dell’azienda,
  • dalla vendita alla coordinazione della gestione degli ordini,
  • dalla programmazione e gestione delle scorte al coordinamento dei trasporti,

la Corte di appello ha stabilito che il direttore commerciale avesse acquisito il possesso:

  • delle nozioni fondamentali e
  • la capacità organizzativa a gestire il settore aziendale della vendita

anche di altre società operanti in settori diversi dalle reti antigrandine.
Quindi avendo una elevata professionalità acquisita sulla gestione aziendale dei processi di vendita ben poteva spendersi presso altre aziende anche in settori diversi.
Quindi il patto è stato considerato valido:

  • nei limiti dell’estensione territoriale
  • in quanto bilanciata proprio alla luce delle ampie possibilità operative in settori diversi dal commercio delle reti antigrandine.

In un caso analogo la Corte di Cassazione (con la sentenza n. 15253/01), occupandosi del patto di non concorrenza con cui un direttore commerciale si era obbligato:

  • per due anni dalla cessazione del rapporto
  • a non fornire la sua opera a società concorrenti con l’ex-datore di lavoro in Italia, Francia, Svizzera, Germania e Austria,

ha giudicato legittimo il patto in quanto diretto ad evitare la concorrenza nello stesso settore merceologico a quello di immediata provenienza, consentendo al lavoratore di spendere il patrimonio professionale alle dipendenze di aziende appartenenti a settori merceologici diversi.

(Corte di appello di Brescia, sezione del lavoro, sentenza n. 314 pubblicata il 04-09-2014, presidente A. Nuovo)

Se ritieni questo articolo di utilità, condividilo con chiunque ne possa trarre beneficio. Grazie.

Condividi: