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Il parassita e lo storno di dipendenti.

Il parassita e lo storno di dipendenti.

Il parassita spesso opera stornando i dipendenti altrui specialmente se:

  • sono particolarmente qualificati ed utili all’impresa concorrente ed
  • agisce con animus nocendi.

In linea di principio non è vietato all’imprenditore di ricercare nel mercato il miglior collaboratore, anche sottraendolo attraverso una legittima e palese contrattazione della sua retribuzione al concorrente.
La concorrenza illecita per mancanza di conformità ai principi della correttezza non puo’ mai derivare:

  • dalla mera constatazione di un passaggio di collaboratori da un’impresa ad un’altra concorrente,
  • ne’ dalla contrattazione che un imprenditore intrattenga con il collaboratore del concorrente, attività in quanto tali legittime.

Cio’ è fisiologico ad un mercato concorrenziale.
La differenza fra concorrenza legittima e quella illegittima è data dalla presenza dell’animus nocendi.  C’è l’animus nocendi quando l’atto dell’imprenditore:

  • è volto in modo diretto ed immediato ad impedire al concorrente di continuare a competere,
  • attesa la esclusività di quelle nozioni tecniche e delle relative professionalità che le rendono praticabili.

Lo storno illecito è una vera e propria attività parassitaria che:

  • salta il costo dell’investimento in ricerca ed in esperienza,
  • priva il concorrente del corrispondente risultato della sua ricerca e della sua esperienza e
  • altera significativamente la correttezza della competizione.

Tutto cio’ va accertato caso per caso con riferimento:

  • alle specifiche circostanze che connotano il quadro reale nel quale operano le imprese ed
  • alle modalità della trasmigrazione di dipendenti (si veda la Corte di Cassazione, sentenza n.9386 del 2012).

Affinchè lo storno di dipendenti altrui possa configurare atto di concorrenza sleale, si richiede anche che i dipendenti siano:

  • particolarmente qualificati ed
  • utili per la gestione dell’impresa concorrente,

in relazione all’impiego delle rispettive conoscenze tecniche usate presso l’altra impresa e non possedute dal concorrente stesso.
In questo modo, tramite lo storno illecito dei dipendenti, il concorrente sleale entra nel mercato prima di quanto sarebbe stato possibile in base ai propri studi e alle proprie ricerche.
Nel caso affrontato dal Tribunale, lo storno dei dipendenti non è stato considerato sleale in quanto la parte attrice non ha fornito elementi probatori atti a dimostrare:

  1. la specializzazione dei dipendenti stornati e
  2. l’animus nocendi della società concorrente.

(Tribunale ordinario di Genova, sezione 6 civile, sentenza n.1462, pubblicata il 26-04-2016, giudice F. Lippi).

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