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Il divieto di intese.

L’articolo 2 della legge 287/90 si rifà completamente all’art. 101 del TFUE vieta le intese che restringono la libertà di concorrenza a pena di nullità delle stesse.

Cosa sono le intese?

Sono accordi e pratiche che vengono concordate fra:

a)imprese,

b)consorzi con organizzazione comune aventi o meno attività esterna, c) associazioni di imprese ed

d)altri organismi simili.

Tra gli accordi di imprese vengono annoverati anche gli accordi che limitano la concorrenza definiti dall’art. 2596 c.c. “patti limitativi della concorrenza”.

Più in generale tali accordi o patti volti a limitare la concorrenza possono esser bilaterali o plurilaterali a seconda che vincolino solo due o più imprese.

Un’intesa per essere vietata deve tendere intenzionalmente (cioè volutamente) a limitare la concorrenza. Non è necessario che tale limitazione sia successivamente posta in essere concretamente.

Non può però considerarsi un’intesa vietata la “pura intenzione” di limitare la concorrenza nel caso in cui non siano stati predisposti dalle imprese dei “mezzi adeguati” a raggiungere l’obiettivo.

L’oggetto del divieto.

Sono vietate quelle intese che hanno ad oggetto oppure per effetto quello di

a)impedire in modo consistente la concorrenza all’interno: 1) del mercato nazionale o 2) in una sua parte rilevante. Ciò vuol dire vietare l’esercizio di una determinata attività o proibire la vendita di un particolare prodotto,

b)restringere la concorrenza nel senso di sottoporre determinate condizioni (per esempio di prezzo),

c)falsare la concorrenza ponendo in essere non solo limitazioni contrattuali alla concorrenza, ma veri e propri atti di concorrenza sleale.

Questa è la clausola generale.

Vi sono poi dei casi già tipizzati (cioè previsti dalla norma) che sono vietati. Essi sono:

a)le intese che fissano, direttamente o indirettamente, i prezzi di acquisto o di vendita o altre condizioni contrattuali,

b)intese volte a limitare o impedire la produzione, gli sbocchi, o gli accessi al mercato, gli investimenti, lo sviluppo tecnico, o il progresso tecnologico,

c)intese volte a ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento (i cd. cartelli di territorio),

d)intese che si ripropongono di applicare, in base al contraente, condizioni diverse per prestazioni uguali o equivalenti, in modo da causare ingiustificati svantaggi nella concorrenza,

e)intese che subordinano la conclusione di accordi o contratti all’accettazione da parte del contraente (normalmente quello più debole), prestazioni supplementari che non hanno alcun legame con l’oggetto del contratto.

Tale ultimo elenco ha carattere meramente esemplificativo e non tassativo.

Possono, nella pratica, esserci altri e differenti casi ricadenti comunque sotto il disposto dell’art. 2 della legge 287/1990.

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