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Il dirigente che apre una società in concorrenza con il datore di lavoro.

Il dirigente che apre una società in concorrenza con il datore di lavoro e sottrae denaro alle casse aziendali con l’ausilio di un proprio collaboratore commette concorrenza sleale.

Un dirigente durante il rapporto di lavoro aveva:

  • fondato una società all’ insaputa del datore di lavoro e
  • nel medesimo settore di competenza.

Dunque il dirigente aveva commesso atti di palese concorrenza sleale violando anche il disposto il disposto dell’art. 2105 del cod. civ.

Per di più il dirigente:

  • aveva prelevato somme dal conto corrente della società per il tramite di un proprio collaboratore che era stato espressamente autorizzato a tanto in violazione anche delle disposizioni aziendali,
  • aveva versato le predette somme sottratte sul conto della moglie ed
  • aveva anche ammesso ai legali del datore di lavoro la circostanza durante le interviste fatte da questi ultimi al fine di far luce sulla questione.

Per i giudici quindi è stato turbato il legame di fiducia con il datore di lavoro.

Da qui la giusta causa e la giustificazione per il licenziamento del dirigente.

Tali condotte dimostrano la presenza di una gravissima violazione del dovere di fedeltà sancito dall’art. 2105 c.c. che impone al lavoratore:

  • un comportamento leale verso il datore di lavoro e
  • di tutelarne in ogni modo gli interessi.

Si veda sul punto anche la sentenza della Cassazione n. 9056 del 2006.

(Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza n.19256 pubblicata il 17.07.2019, relatore G. Marchese)

 

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