Avvocato Cavalea > Articoli  > Concorrenza sleale  > Il danno concorrenziale, il cd. danno potenziale

Il danno concorrenziale, il cd. danno potenziale

L’espressione danno concorrenziale riveste una notevole importanza nella materia della concorrenza sleale poiché segna il discrimen fra condotte ritenute lecite e quelle illecite. 

Infatti a nulla rileva un danno, pure cagionato all’imprenditore, ma che sia di natura esclusivamente personale (danno personale: NO).

Sarà necessario un danno cd. concorrenziale cagionato all’imprenditore (danno concorrenziale: SI).

Ora questo danno, il danno concorrenziale, può anche solo essere semplicemente potenziale, ovverosia che la condotta posta in essere dal concorrente sia anche semplicemente idonea a provocarlo.

La giurisprudenza è ormai pacifica nel ritenere che, in materia di concorrenza sleale, non debba concretizzarsi necessariamente un danno.

D’altra parte anche il tenore letterale della norma (art. 2598, n.3 c.c.) non lascia molti margini di interpretazione, allorquando riporta la parola “idoneità”.

Il danno concorrenziale cd. potenziale potrà configurarsi:

1) quando l’attività di concorrenza sia: a) ancora agli inizi oppure b) sia ripetuta nel tempo o c) sia tale per dimensioni da incidere negativamente sul concorrente,  

2) anche in caso di semplice tentativo di concorrenza sleale (almeno per quella dottrina che ritiene censurabile anche il tentativo di concorrenza sleale e cioè quando l’attività concorrenziale sia rimasta addirittura allo stadio di tentativo) ma sussista – direi concretamente – una probabilità che la condotta sleale venga reiterata.

Ciò in quanto non è necessario:

a) che un danno sia stato provocato all’imprenditore concorrente e

b) che l’autore dell’illecito abbia tratto un guadagno o un profitto dall’atto concorrenziale sleale posto in essere.

Condividi: