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Il complotto anticoncorrenziale.

Il complotto anticoncorrenziale.

Come avviene un complotto anticoncorrenziale? E’ difficile provarlo in giudizio? Ci sono comportamenti leciti che nascondono un illecito anticoncorrenziale?

E’ opinione diffusa nella dottrina che la prova dell’illecito concorrenziale non solo antitrust, debba essere acquisita dal giudice caso per caso con attenzione alla particolarità della vicenda che esamina.

Il complotto anticoncorrenziale, in via di principio:

  • non viene esternato in uno o più contratti collegati tali da renderlo esplicito ovvero
  • in modo da palesare l’intento illecito.

Nella pratica  il complotto anticoncorrenziale si struttura lungo comportamenti di mercato che, considerati in modo parcellizzato, sono anche astrattamente leciti.

Tuttavia tali comportamenti anche leciti sono orientati ad aggredire l’avviamento del concorrente in modo contrario alla correttezza professionale.   Tendono a limitare la difesa concorrenziale.

I comportamenti in questione in definitiva si dirigono a diminuire il livello di competitività di un mercato con fatti concludenti. Mentre l’accertamento dell’illecito richiede anzitutto la verifica della compatibilità economica della relativa ipotesi.

Quindi, l’attento e diligente esame dei comportamenti dei soggetti del mercato può essere compiuto dal giudice anche con il soccorso di strumenti istruttori che evitano che il principio dispositivo.

Il principio dispositivo (che vuol dire che chi fa causa deve provare ciò che sostiene) adoperato in modo formalistico può essere di impedimento alla funzione costituzionale a cui il processo civile deve tendere (articoli 24 e 111, 2° comma cost).

Il giudice può ricorre in modo prudente ed intelligente ai seguenti strumenti processuali, peraltro ordinari, di cui:

  • 1) all’art. 115 comma secondo (principio di non contestazione)
  • 2) art. 116 cod. proc. civ.  nonchè
  • 3) alle presunzioni,

che risultano in siffatti giudizi del tutto fisiologici ed opportuni.

Anzi, in questi tipi di processi, caratterizzati dalle difficoltà probatorie, tali mezzi risultano del tutto fisiologici ed opportuni.

Infatti rimane a tutela della legalità del loro utilizzo, la congruità della motivazione delle scelte adottate dal giudice.

(Corte di Cassazione, sezione 1° civile, sentenza n. 7927 pubblicata il 18-05-2012, presidente U. Vitrone).

 

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