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Complotto anticoncorrenziale e prova dello stesso.

Complotto anticoncorrenziale e prova dello stesso.

Il complotto anticoncorrenziale (ovvero un accordo anticoncorrenziale) per esempio fra dipendenti di un’impresa ed un imprenditore concorrente, non è facile da dimostrare in giudizio in alcuni casi.

Infatti nella pratica viene tenuto nascosto ai clienti, ai fornitori ed ai concorrenti. Non si deve conoscere proprio perchè illecito. Esso non viene esternato:

  • in uno o più contratti collegati tali da renderlo esplicito ovvero
  • in modo da palesare l’intento illecito sotteso delle parti coinvolte.

Nella prassi si riscontra che un complotto anticoncorrenziale si struttura grazie a comportamenti di mercato che presi singolarmente sono astrattamente leciti, anche se orientati ad aggredire l’avviamento del concorrente in modo contrario alla correttezza professionale.

Ed è per questi motivi che la prova dell’illecito concorrenziale anche ai sensi dell’art. 2697 c.c. deve essere acquisita dal giudice caso per caso:

  1. con attenzione alla particolarità della vicenda che esamina ed
  2. anche utilizzando gli strumenti di cui agli articoli 115 (sul principio di non contestazione) e 116 (sulla valutazione delle prove) del codice di procedura civile nonchè le presunzioni stabilite dal codice civile.

Tali comportamenti, anche se difficili dal provare, sono vietati perchè tendono a far diminuire il livello di competitività del concorrente sul mercato.

(Corte di Cassazione, sezione 1° civile, sentenza n.7927 pubblicata il 18.05.2012, Presidente Vitrone Ugo).

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