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Identità commerciale dell’imprenditore.

L’identità commerciale dell’imprenditore.

L’art. 2598 n. 1 c.c. sanziona come illeciti i comportamenti di imitazione servile confusoria.

E’ necessario che la stessa sia idonea a creare confusione:

-con i prodotti e

-con l’attività del concorrente imitato.

L’interesse tutelato è quello:

-dell’imprenditore all’identità commerciale, oltre al correlativo interesse

-dei consumatori contro gli sviamenti dagli stessi atti determinati.

Al fine di accertare l’esistenza della fattispecie della confondibilità tra prodotti per imitazione servile, è necessario che la comparazione tra i medesimi avvenga:

-non attraverso un esame analitico e separato dei singoli elementi caratterizzanti, ma

-mediante una valutazione sintetica dei medesimi nel loro complesso.

Ci si deve porre dal punto di vista del consumatore e tener conto che quanto minore è l’importanza merceologica di un prodotto, tanto più la scelta può essere determinata da:

-percezioni di tipo immediato e

-sollecitazioni sensoriali,

anziché da dati che richiedano un’attenzione riflessiva.

Occorre quindi verificare se:

-il prodotto imitato presenti forme caratteristiche, individualizzanti, idonee cioè a comunicare al pubblico la provenienza dello stesso da una determinata impresa e,

-poi se sussista il pericolo di confusione sul mercato.

(Tribunale di Roma, IX sezione civile, causa n.41392/2017, giudice G. Russo) pubblicato 9.11.18

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