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Giurì del design e concorrenza sleale

Giurì del design e concorrenza sleale.

Il solo accertamento del Giurì del design non è sufficiente per ottenere una condanna per concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 n.3 cod. civ.

Anche nel caso in cui il Giurì del Design accerti in un caso concreto  l’avvenuta violazione degli artt. 4 e 5 del Codice di Autodisciplina, non si può automaticamente considerarlo un valido argomento per ritenere integrata la fattispecie di cui al punto 3 dell’art. 2598 c.c.

Quindi l’accertamento del Giurì del design non è da solo sufficiente per vincere la causa di concorrenza sleale nel caso in cui:

  • si copino prodotti altrui o
  • si violino le regole della correttezza professionale.

Sono necessarie ulteriori prove da portare avanti al giudice.

Infatti il giudizio demandato al Giuri del design riguarda esclusivamente l’eventuale dato oggettivo della somiglianza tra i prodotti.

Ciò indipendentemente da ogni considerazione in ordine all’ulteriore circostanza che l’ipotetica riscontrata somiglianza possa o meno configurare un caso di concorrenza sleale.

Quindi secondo la Corte di legittimità non è sufficiente che il Giurì riscontri un caso di somiglianza o di identicità di un prodotto di design, ma sono necessari altre ed ulteriori circostanze per ottenere una condanna per concorrenza sleale.

(Corte di Cassazione, sezione 1° civile, n.7196 pubblicata il 21-03-2013, presidente C. Carnevale).