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Format televisivo e concorrenza sleale.

Format televisivo e concorrenza sleale.

L’autore di un format televisivo non può considerarsi imprenditore e quindi non si applica al medesimo la normativa in materia di concorrenza sleale.

Infatti la costante giurisprudenza della Corte di legittimità ha ripetutamente affermato che la concorrenza sleale è fattispecie propria dei soggetti del mercato in concorrenza.
Perciò il rapporto di concorrenzialità costituisce il presupposto della sua configurabilità.
Quindi la concorrenza non è configurabile ove manchi tale presupposto soggettivo. Non occorre, però,  come risulta dalla lettera dell’art. 2598 n. 3 cod. civ. che la concorrenza sleale sia posta in essere direttamente dall’impresa concorrente (Corte di Cassazione, sentenza n. 6117/06; Corte di Cassazione, sentenza n. 37071/03; Corte di Cassazione, sentenza n. 5375/01; Corte di Cassazione, sentenza n. 13623/1991; Corte di Cassazione, sentenza n.2018/1985; Corte di Cassazione, sentenza n.2364/1983).
I requisiti per l’ipotizzabilità della concorrenza sleale sono dunque:

  • a)la natura di imprenditori delle parti e
  • b)l’esistenza di un rapporto di concorrenza.

Nel caso di specie la Corte di Cassazione non ha considerato vi fosse concorrenza sleale sulla base del presupposto della mancanza della qualità di imprenditore in capo all’autore di un opera (un format televisivo), il quale ne rivendicava la tutela concorrenziale.
Di conseguenza la Corte di legittimità ha escluso l’esistenza di atti di concorrenza sleale nei suoi confronti.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 13249 pubblicata il 16-06-2011, presidente C. Carnevale).

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