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Equo compenso contrario alla libera concorrenza.

L’equo compenso contrario alla libertà di concorrenza.

L’equo compenso per i professionisti in discussione in questi giorni in Parlamento ostacola la concorrenza. 

L’Antitrust in data 22.11.2017 in forza dei propri poteri di cui all’art. 22 della legge 10 ottobre 1990 n. 287, ha inviato una segnalazione ai presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Tale segnalazione ha ad oggetto alcune disposizioni previste nel d.l. 148/2017 e nel DDL AC 4741 (decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, c.d. decreto fiscale).

L’Antitrust ha segnalato la contrarietà ai principi concorrenziali di quanto previsto dall’art. 19 quaterdecies del ddl in esame, in tema di “equo compenso” per le professioni.

Tale articolo introduce il principio generale per cui le clausole contrattuali tra i professionisti e alcune categorie di clienti, che fissino un compenso a livello inferiore rispetto ai valori stabiliti in parametri individuati da decreti ministeriali, sono da considerarsi vessatorie e quindi nulle. La disposizione:

  • nella misura in cui collega l’equità del compenso a paramenti tariffari contenuti nei decreti anzidetti,
  • reintroduce di fatto i minimi tariffari.

L’effetto è quello di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali con alcune tipologie di clienti c.d. “forti” e ricomprende anche la Pubblica Amministrazione.
L’Antitrust ha precisato come, secondo i consolidati principi antitrust nazionali e comunitari, le tariffe professionali fisse e minime costituiscano una grave restrizione della concorrenza.

Esse:

  1. impediscono ai professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti e, quindi,
  2. di utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione.

Tale intervento, laddove approvato nei termini proposti, determinerebbe:

  • un’ingiustificata inversione di tendenza rispetto all’importante processo di liberalizzazione delle professioni in atto da oltre un decennio e
  • non risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale.