Avvocato Cavalea > Articoli  > Concorrenza sleale  > dipendenti – obbligo di fedeltà – costituzione di società – obbligo di non trattare affari in concorrenza con il datore di lavoro

dipendenti – obbligo di fedeltà – costituzione di società – obbligo di non trattare affari in concorrenza con il datore di lavoro

L’obbligo di fedeltà del dipendente di cui all’art. 2105 c.c. si collega ai principi generali di correttezza e buona fede di cui agli articoli 1175 e 1375 c.c.

Il lavoratore deve astenersi:

1-dai comportamenti vietati previsti dall’art. 2105 c.c.

2-da qualsiasi altra condotta che, per natura e le possibili conseguenze, risulti in contrasto con i doveri connessi all’inserimento del lavoratore nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa,

3-dal creare situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della struttura nella quale presta la propria opera e

4-dal ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro

Il dipendente deve tenere un comportamento leale nei confronti del datore di lavoro astenendosi dal porre in essere qualunque atto anche potenzialmente idoneo a nuocere al proprio datore di lavoro.

Quindi affinchè violi l’obbligo di fedeltà è sufficiente la mera preordinazione di un’attività contraria agli interessi del proprio datore di lavoro anche solo potenzialmente produttiva di danno.

Ed è preclusa al dipendente l’attività di trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con il datore di lavoro ed a prescindere dall’idoneità o meno di tali comportamenti ad integrare un’ipotesi di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c.

Integra la violazione del dovere di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c. la costituzione da parte del dipendente, in costanza del rapporto di lavoro, di una società per lo svolgimento della medesima attività economica svolta dal datore di lavoro.

(Corte di Cassazione sezione lavoro, sentenza n. 19183 pubblicata il 19-08-2013, Presidente De Renzis Alessandro)

Condividi: