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Concorrenza sleale e denigrazione. Dipendenti di una società concorrente.

Concorrenza sleale e denigrazione. Dipendenti di una società concorrente.

L’articolo 2598 n.2 cod. civ. configura il rapporto fra concorrenza sleale e denigrazione. Esempi di denigrazione di un concorrente sono i seguenti:

  • non paga i dipendenti,
  • non paga le tasse,
  • ha difficoltà economiche,
  • sta per chiudere o fallire,
  • ha pendenti varie cause con clienti e fornitori,
  • non è affidabile nei tempi delle consegne.

L’articolo letteralmente richiede la “diffusione” delle notizie e degli apprezzamenti denigratori. Per la giurisprudenza ciò vuol dire una effettiva propalazione di fatti e giudizi

  • tra un numero indeterminato o
  • quanto meno tra una pluralità di persone.

E’ esclusa quindi la configurabilità della fattispecie nell’ipotesi di esternazioni occasionali rivolte a singoli interlocutori nell’ambito di separati e limitati colloqui.

Quindi dichiarazioni denigratorie fortemente diffamatorie:

  • rivolte ai dipendenti di una società in procinto di trasferirsi ad altra società concorrente e
  • volte a scoraggiare l’iniziativa dei lavoratori di trasferirsi presso la nuova società concorrente

sono idonee a configurare l’illecito previsto dall’art. 2598 n. 2 c.c. posta la portata espansiva della comunicazione, rivolta a soggetti determinati ma idonea ad estendere i propri effetti ad una pluralità di persone.

Rilevo che parte della dottrina considera (finalmente) sussistente l’illecito di concorrenza sleale denigratoria anche nel caso in cui le affermazioni denigratorie siano rivolte ad un soggetto il quale successivamente riporti a terzi l’informazione.

Per esempio il caso tipico (frequente nella prassi) di denigrazione rivolta ad un legale rappresentante di un consorzio il quale poi riferisce l’info a tutti i consorziati. Può sussistere quindi un danno concorrenziale anche in questo caso.

(Cassazione civ. sez. 1° sentenza n. 18691 del 22-09-2015, presidente Rordorf Renato)

(Sentenza conforme: Cass. civ. sez. 1° sentenza n. 2728 del 29-07-1968)

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