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Dimensioni dell’azienda e la clientela in un’ottica di concorrenza.

Dimensioni dell’azienda e la clientela in un’ottica di concorrenza.

Le dimensioni dell’azienda coinvolta in condotte di concorrenza sleale non contano ai fini del risarcimento del danno.

Per il risarcimento del danno da concorrenza sleale non conta la dimensione dell’azienda attuale e neppure il bacino della clientela presente. Tutto ovverosia:

  • la clientela,
  • le dimensioni dell’impresa,
  • il mercato di riferimento ed i
  • beni oggetto del business

va valutato in un’ottica prospettica (di medio-lungo periodo).

Quindi dopo aver riconosciuto come sleali le condotte di una società concorrente, nel liquidare il danno patito il giudice di merito non può  applicare una  una riduzione del parametro utilizzato nella misura del 30%:

  • senza alcuna spiegazione logico-giuridica e 
  • basandosi su un dato presunto ed indimostrato circa la diversa dimensione della clientela delle due aziende e della loro diversa diffusione.

Il danno che patisce un’impresa che è esposta al pregiudizio di una concorrenza sleale deve essere valutato anche in una prospettiva potenziale.

In pratica per stabilire il risarcimento del danno si deve valutare non solo la clientela attuale, ma anche quella potenziale di una impresa.

Inoltre vanno altresì esaminati i prodotti offerti. Nel particolare va valutata se l’attività di cui si tratta, considerata nella sua naturale dinamicità, consenta di configurare, quale esito di mercato fisiologico e prevedibile:

  • a) sul piano temporale,
  • b) geografico e
  • c) su quello merceologico,

l’offerta dei medesimi prodotti, ovvero di prodotti affini o succedanei rispetto a quelli attualmente offerti dal soggetto che lamenta la concorrenza sleale.
Si vedano sul punto tante sentenze: Corte di Cassazione, sentenza n. 17144 del 2009, Corte di Cassazione, sentenza n.1617 del 2000, Corte di Cassazione, sentenza n. 5377 del 2001, Corte di Cassazione, sentenza n. 3040 del 2005, Corte di Cassazione, sentenza n. 14793 del 2008).

(Corte di Cassazione, sezione 3 civile, sentenza n.22332, pubblicata il 22-10-2014, presidente A. Segreto).

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