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Denigrazione commerciale su Facebook: si può, ma attenzione!

La denigrazione commerciale su facebook. Si può, ma attenzione al contenuto ed alle modalità.

che sono infondate le argomentazioni proposte da parte convenuta circa l’inidoneità del social network facebook a conferire ai post ivi pubblicati quella diffusività richiesta per l’integrazione dell’illecito di concorrenza denigratoria ai sensi dell’art. 2598 n.2 c.c.

Le modalità di funzionamento di detto social network permettono, infatti, la visibilità dei messaggi ivi pubblicati a prescindere dal fatto di essere “amici” della titolare della pagina dove essi compaiono.
Infatti il titolare della pagina può sempre optare per un profilo c.d. “aperto”, ossia visionabile dall’intera comunità del social network.
Peraltro, la capacità diffusoria di detto social network è stata pacificamente riconosciuta da plurima giurisprudenza di legittimità e di merito che ha affermato come facebook costituisca luogo e mezzo di divulgazione di contenuti anche in tema di ingiuria e diffamazione, ivi definito come “luogo aperto al pubblico”.

Si veda sul punto: Corte di Cassazione penale, sentenza del 11.07.2014, n. 37596, nonchè ritenuto finanche oggetto di concorrenza sleale confusoria dal Tribunale di Torino con l’ordinanza del 07.07.2011.

Quanto all’exceptio veritatis circa il contenuto delle dichiarazioni in oggetto, si deve rilevare che la giurisprudenza ritiene tendenzialmente lecita la diffusione di notizie vere, anche se di contenuto tale da ingenerare un discredito per il concorrente soggetto delle stesse.
Tuttavia la stessa giurisprudenza esige che la trasmissione di dette notizie sia compiuta: in modo obiettivo e non tendenzioso, e cioè in maniera da non aumentare l’impatto negativo che la notizia in sè può causare al concorrente.

Nel caso affrontato dal Tribunale meneghino non è stata riconosciuta alcuna scriminante attesa la mancata continenza espositiva nei toni utilizzati per riferirsi: alle scelte commerciali ed
alle persone riferibili alla società concorrente.
Infatti i toni utilizzati, talvolta, sono sconfinati addirittura nell’utilizzo di termini offensivi (qualià “Squit Squit alla Culona a Miss Tramezzino che ormai sono fonte di barzellette peggio dei carabinieri!!! Ahahah”), in nessun modo giustificabili neppure quali “sfoghi” personali.

(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa -A- sentenza n. 2533 pubblicata il 01.03.2017, presidente C. Marangoni).