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Danni causati dal dipendente per concorrenza sleale.

Danni causati dal dipendente per concorrenza sleale.

I danni causati dal dipendente per concorrenza sleale devono essere rigorosamente provati. E non è semplice.

Il danno cagionato dal compimento di atti di concorrenza non è in re ipsa, essendo solo un’eventualità che il compimento di atti di concorrenza sleale produca un danno risarcibile.
Quindi, anche se risulti accertata la concorrenza sleale, il danno non è “in re ipsa”.
Infatti il danno:

  • è una conseguenza diversa ed ulteriore dell’illecito rispetto anche alla distorsione della concorrenza da eliminare ed 
  • in materia di concorrenza sleale chiede di essere provato secondo i principi generali che regolano le conseguenze del fatto illecito (articolo 2043 del cod. civ.).

Di conseguenza solo successivamente a tale dimostrazione è consentito al giudice di passare alla liquidazione di esso, eventualmente facendo ricorso al criterio dell’equità.

Si vedano sul punto: Corte di Cassazione, sentenza n. 7306, del 26-3-2009 n. 7306 e Corte di Cassazione, sentenza n. 19430 del 18-12-2003.
Nel caso affrontato dalla Corte di legittimità, la società datrice di lavoro non era riuscita a dimostrare:

  • a) il tempo di lavoro impiegato a beneficio della concorrenza da parte di un dipendente e
  • b) l’acquisizione di clientela da parte del dipendente e quindi
  • c) la capacità concorrenziale dell’attività denunziata e
  • d)il relativo pregiudizio per la società medesima.

Non sono state neppure considerate sufficienti per dimostrare il danno le fatturazioni in proprio del dipendente della società durante la pendenza del rapporto del lavoro subordinato a tempo indeterminato.

(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 5365 pubblicata il 04-04-2012, presidente F. Roselli).

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