Avvocato Cavalea > Sentenze  > Concorrenza sleale  > Corte di Cassazione e Corti Europee  > Corsi di formazione e divieto di concorrenza del dipendente.

Corsi di formazione e divieto di concorrenza del dipendente.

Corsi di formazione e divieto di concorrenza del dipendente.

Un dipendente non può frequentare corsi di formazione pagati dal proprio datore di lavoro e poi utilizzare le competenze acquisite per far concorrenza a quest’ultimo.

Nel caso affrontato dalla Cassazione un dipendente di una società operante nel settore della sicurezza aziendale, aveva frequentato corsi di formazione a spese della società stessa. Tuttavia tale dipendente:

  • violando l’obbligo di fedeltà stabilito dall’art. 2105 c.c.
  • aveva poi intrattenuto una serie di rapporti di consulenza al di fuori del rapporto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato.

L’obbligo di fedeltà previsto dall’art. 2105 cod. civ.:

  • si specifica nel divieto di concorrenza del prestatore di lavoro subordinato
  • che non può, nel corso del rapporto di lavoro, svolgere attività illecite attraverso lo sfruttamento di conoscenze tecniche e commerciali acquisite per effetto del rapporto stesso, 
  • ma non riguarda la concorrenza che il prestatore di lavoro può svolgere dopo la cessazione del rapporto nei confronti del precedente datore di lavoro.

Per violare l’art. 2105 c.c. non sono però sufficienti atti che esprimano il semplice proposito del lavoratore di intraprendere un’attività economica concorrente con quella del datore di lavoro. E’ invece necessario che almeno una parte dell’attività concorrenziale sia stata compiuta.

Ciò in quanto il pericolo per il datore di lavoro deve essere concreto durante la pendenza del rapporto. Si veda anche la Corte di Cassazione, sentenza n. 13394 del 19-7-2004.
Tuttavia nel caso affrontato dalla Corte di legittimità, la società datrice di lavoro non era riuscita a dimostrare:

  • a) il tempo di lavoro impiegato a beneficio della concorrenza,
  • b) l’acquisizione di clientela da parte del dipendente e quindi neppure
  • c) la capacità concorrenziale dell’attività denunziata ed il relativo pregiudizio per la società medesima.

(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 5365 pubblicata il 04-04-2012, presidente F. Roselli).

Se ritieni l’articolo di utilità, condividilo con chi ne possa trarre beneficio. Grazie.

Condividi: