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Contrattazione con dipendenti altrui.

Contrattazione con dipendenti altrui.

La concorrenza illecita per mancanza di conformità ai principi della correttezza non può mai derivare:

  • dalla mera constatazione di un passaggio di collaboratori (cosiddetto storno di dipendenti) da un’impresa ad un’altra concorrente e
  • dalla contrattazione che un imprenditore intrattenga con il collaboratore del concorrente.

Tali attività sono legittime essendo espressione:

  • dei principi della libera circolazione del lavoro e
  • della libertà di iniziativa economica. Si vedano: Corte di Cassazione, sentenza n. 5671 del 1998; Corte di Cassazione, sentenza n. 6712 del 1996.

La Corte di Cassazione ha ripetutamente affermato che lo storno dipendenti deve ritenersi vietato come atto di concorrenza sleale, ai sensi dell’art. 2598 n. 3 cod. civ. allorchè sia attuato:

  • non solo con la consapevolezza nell’agente dell’idoneità dell’atto a danneggiare l’altrui impresa, ma
  • altresì con la precisa intenzione di conseguire tale risultato (animus nocendi).

Tale intenzione va ritenuta sussistente ogni volta che:

  • in base agli accertamenti compiuti dal giudice del merito ed insindacabili in sede di legittimità se adeguatamente motivati,
  • lo storno dei dipendenti sia posto in essere con modalità tali da non potersi giustificare alla luce dei principi di correttezza professionale, se non supponendo nell’autore l’intento di danneggiare l’organizzazione e la struttura produttiva dell’imprenditore concorrente.

Sul danneggiamento della struttura produttiva dell’imprenditore concorrente si vedano: Corte di Cassazione, sentenza n. 6079 del 1996; Corte di Cassazione, sentenza n. 5718 del 1996; Corte di Cassazione, sentenza n. 2996 del 1980; Corte di Cassazione, sentenza n. 125 del 1974; Corte di Cassazione, sentenza, sentenza n. 3763 del 1968; Corte di Cassazione, sentenza n. 1561 del 1967, Corte di Cassazione, sentenza n. 6928 del 1983.
Ciò si verifica quando lo storno viene realizzato con un atto direttamente ed immediatamente rivolto ad impedire al concorrente di continuare a competere. Il competitor scorretto mira:

  • all’esclusività di quelle nozioni tecniche ed
  • alle relative professionalità che le rendono praticabili.

In questo modo:

  • a)saltare il costo dell’investimento in ricerca ed in esperienza,
  • b)priva il concorrente della sua ricerca e della sua esperienza e
  • c)alterare significativamente la correttezza della competizione.  Si veda Corte di Cassazione, sentenza n. 9386 del 2012 e Corte di Cassazione, sentenza n. 13424 del 2008.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 20228, pubblicata il 04-09-2013, presidente S. Salvago).

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