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Condizioni per l’integrazione del reato d’illecita concorrenza con violenza o minaccia

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ritiene che ai fini dell’integrazione del reato d’illecita concorrenza con violenza o minaccia sia indispensabile che:
-siano poste in essere condotte violente o minacciose
-idonee ad impedire ad uno o più concorrenti specificamente individuati
-di autodeterminarsi nell’esercizio della loro attivit? commerciale, industriale o comunque produttiva (Si veda sul punto Corte di Cassazione, sezione 6° penale, sentenza n. 24741 del 05.05.2015, Iacopino, rv. 265603).

La Corte ritiene anche che la condotta materiale del delitto previsto dall’art. 513 bis cod. pen. possa essere integrata da:
-tutti gli atti di concorrenza sleale di cui all’art. 2598 cod. civ. tra i quali rientrano, ai sensi del n. 3 della norma citata, da interpretarsi alla luce della normativa comunitaria e della Legge n. 287 del 1990, tutti i comportamenti:
-contrari ai principi della correttezza professionale e
-idonei a danneggiare l’altrui azienda.
Si veda sul punto: Corte di Cassazione, sezione 3° penale, sentenza n. 3868 del 10.12.2015, Inguì, rv. 266180.

Inoltre in tale categoria rientrano, oltre ai casi tipici di concorrenza sleale parassitaria previsti ai numeri 1) e 2) del citato art. 2598, tutti quei comportamenti:
-sia “attivi” che “impeditivi” dell’altrui concorrenza, che,
-commessi da un imprenditore con violenza o minaccia,
-siano idonei a falsare il mercato e
-a consentirgli di acquisire, in danno dell’imprenditore minacciato, illegittime posizioni di vantaggio sul libero mercato, senza alcun merito derivante dalla propria capacità operativa.

Si veda sul punto Corte di Cassazione, sezione 2° penale, sentenza n. 18122 del 13.04.2016, Gencarelli, rv. 266847.
(Corte di Cassazione, sezione 6° penale, sentenza n. 27366 pubblicata il 20.04.2017, presidente D. Carcano. Conforme anche la Corte di Cassazione sezione 6? penale, sentenza n. 27370 pubblicata il 20.04.2017, presidente D. Carcano).