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Concorrenza sleale per imitazione servile o contrarietà alla correttezza professionale?

Concorrenza sleale per imitazione servile o contrarietà alla correttezza professionale?

La concorrenza sleale per imitazione servile è una fattispecie distinta ed autonoma rispetto a quella prevista nel numero 3 dello stesso articolo 2598 del cod. civ.

In un caso relativo alla presenza di 4 su 5 disegni tecnici simili ma non identici fra due società, la Corte di Appello di Brescia ha statuito che, secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, una relazione di continenza non è ravvisabile nel rapporto fra:

  • concorrenza sleale per imitazione servile e
  • concorrenza sleale per imitazione contraria alla correttezza professionale
    rispettivamente, numeri 1 e 3 dell’art. 2598 c.c.

Ciò in quanto nel difetto dei requisiti della prima fattispecie, quale la capacità individualizzante del prodotto imitato, l’accertamento dell’esistenza della seconda richiede, comunque, la presenza di elementi ulteriori.
Infatti per la sussistenza dell’ipotesi dell’art. 2598 n.3 c.c. sono necessari:

  1. la non conformità del fatto a correttezza professionale e
  2. la sua idoneità ad arrecare nocumento (si veda sul punto: Corte di Cassazione, sentenza n. 15761/2003).

Ora, nel caso affrontato chi agiva aveva addotto a fondamento della domanda di condanna ai sensi dell’art. 2598 n.3 cod. civ. gli stessi fatti allegati a sostegno dell’attività confusoria ai sensi dell’art. 2598 n.1 cod. civ.

Tuttavia la Corte di Appello ha ritenuto come tale circostanza non fosse sufficiente ai fini probatori per ottenere la condanna ai sensi dell’art. 2598 n. 3 c.c. 
L’attore doveva indicare e provare in causa degli “ulteriori elementi” che caratterizzano la fattispecie di cui all’art. 2598 n. 3 c.c.

(Corte di Appello di Brescia, sezione 1 civile, sentenza n. 1313 pubblicata il 28-12-2015, presidente D. Pianta).

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