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Concorrenza sleale per confusione e per violazione di norme pubblicistiche (mancanza di autorizzazioni ministeriali)

Per provare la concorrenza sleale per confondibilità non è sufficiente:

a) provare che si sono immessi sul mercato prima i propri beni e servizi presenti sul catalogo pubblicitario,

b) provare la somiglianza o l’uguaglianza delle scatole per l’imballaggio, ma

si deve provare che tali prodotti siano idonei a contraddistinguere i propri beni e servizi rispetto a tutti gli altri (simili o meno) presenti sul mercato.

c) Non è altresì sufficiente che un concorrente violi una o più norme pubblicistiche del settore di riferimento per eccepire la concorrenza sleale  per violazione di norma pubbliche.

Infatti la semplice violazione di una norma pubblicistica non equivale ad un atto di concorrenza sleale in quanto alcune norme di natura pubblica non sono state create per tutelare direttamente la concorrenza tra imprenditori privati, ma hanno ad oggetto la tutela di un interesse di natura pubblica.

L’imprenditore che vuole procedere contro un altro deve quindi dimostrare che l’altro imprenditore concorrente grazie alla violazione delle norma pubblicistica abbia ottenuto un ingiusto vantaggio competitivo rispetto all’imprenditore che rispetta le regole e ne sopporta i relativi costi. (Cosa si intende per ingiusto vantaggio competitivo?)

(Tribunale di Torino, sez. spec. in materia di proprietà industriale ed intellettuale, ord. del 17-08-2011, Pres. Scotti)