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Concorrenza sleale parassitaria.

Concorrenza sleale parassitaria.

La concorrenza sleale parassitaria consiste in un continuo e sistematico operare, da parte di un imprenditore, sulle orme dell’imprenditore concorrente, attraverso:

  • a)l’imitazione di rilevanti iniziative imprenditoriali di quest’ultimo e quindi non solo dei prodotti tutelati,
  • b)compiute in tempi più o meno ravvicinati.

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza della Corte territoriale, in quanto i giudici di appello pur richiamando alcuni degli elementi di cui sopra ai punti a) e b), tuttavia non hanno spiegato se il comportamento della società sleale abbia riguardato o meno:

  • 1)la quasi totalità dei prodotti imitati e
  • 2)l’esistenza di altre attività imprenditoriali copiate,

di modo che si possa dire che il procedere imprenditoriale della società concorrente sia stato sistematicamente plagiato:

  • a) sia nei prodotti commerciati,
  • b) sia nelle attività imprenditoriali poste in essere, con una certa sistematicità.

Una volta chiarito l’ambito della concorrenza parassitaria, il giudice del rinvio dovrà riesaminare i dati processuali alla luce del principio di diritto secondo cui:

  • a)la concorrenza sleale parassitaria è ricompresa fra le ipotesi previste dall’art. 2598, n. 3, c.c.
  • b)riguarda comportamenti idonei a danneggiare l’altrui azienda con ogni ‘altro’ mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale, e
  • c)si riferisce a mezzi diversi e distinti da quelli relativi ai casi tipici di cui ai precedenti nn. 1 e 2.

Il giudice del rinvio dovrà indicare quali siano state le attività del concorrente sistematicamente e durevolmente plagiate, con l’adozione e lo sfruttamento, più o meno integrale ed immediato, di ogni sua iniziativa, studio o ricerca, contraria alle regole della correttezza professionale.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n.22118, pubblicata il 29-10-2015, presidente R. Rordorf).

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