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Concorrenza sleale da imitazione servile.

Concorrenza sleale da imitazione servile.

In caso di condanna per concorrenza sleale da imitazione servile, non è automatica anche la condanna per contraffazione.

L’imitazione rilevante ai sensi dell’art. 2598 n.1 cod. civ. non esige la riproduzione di qualsiasi forma del prodotto altrui, ma solo quella che cade sulle caratteristiche esteriori che sono dotate di efficacia individualizzante.

Quindi si deve far riferimento solo a quelle parti esterne dei prodotti che vengono copiate.

Mentre per efficacia individualizzante vuol dire che:

  • siano idonee, in virtù della loro capacità distintiva, a ricollegare il prodotto ad una determinata impresa (chi guarda il prodotto automaticamente lo collega all’imprenditore X o all’imprenditore Y) e
  • sempre che la ripetizione dei connotati formali non si limiti a quei profili resi necessari dalle caratteristiche funzionali del prodotto (ciò in quanto tali caratteristiche sono essenziali, necessarie per tutti i prodotti).

Si vedano sul punto: Cassazione, sentenza n.3478 del 12.02.2009; Cassazione, sentenza n.28215 del 26.11.2008; Cassazione, sentenza n. 1062 del 19.01.2006.

Se il giudice accerta la concorrenza sleale da imitazione servile ciò non vuol dire che nel caso di specie, in assenza di allegazioni o prove di condotte scorrette ulteriori, siano stati commessi anche altri illeciti per esempio afferenti alle privative diverse dal marchio.

Ciò vuol dire che si devono dedurre altre prove per ottenere la condanna anche per la violazione di altri diritti di proprietà industriale (come per esempio un brevetto).

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 8944, pubblicata il 14.05.2020, rel. M. Falabella)

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