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Concorrenza sleale con metodi mafiosi.

Concorrenza sleale con metodi mafiosi.

Concorrenza sleale con metodi mafiosi e concorso nei reati di estorsione e concussione.

Un imprenditore che si comporta scorrettamente dal punto di vista commerciale, può commettere:

  • concorrenza sleale,
  • ma anche violare una o più norme penali.

Se le sue condotte si si spingono oltre, in termini di gravità, può essere applicata anche la circostanza aggravante ad effetto speciale del c.d. “metodo mafioso” previsto dalla legge n. 203 del 1991, ai sensi dell’art. 7. Tale articolo è applicabile anche al reato di concorrenza sleale ex art. 513 bis cod. pen.

Infatti ai fini della configurazione del delitto previsto dall’art. 513-bis cod. pen. sono da qualificare atti di concorrenza illecita:

  • a)tutti quei comportamenti sia “attivi” che “impeditivi” dell’altrui concorrenza che,
  • b)sono commessi da un imprenditore con violenza o minaccia
  • c)sono idonei a falsare il mercato ed
  • d)a consentire all’imprenditore di acquisire, in danno dell’imprenditore minacciato, illegittime posizioni di vantaggio sul libero mercato. Ciò senza alcun merito derivante dalla propria capacità operativa (si veda anche la Cassazione penale, sezione 2, n.15781 del 26.03.2015).

Il delitto di illecita concorrenza con violenza o minaccia previsto dall’art. 513 bis cod. pen.:

  1. ha natura di reato complesso e
  2. non può essere assorbito nel delitto di estorsione, nè in quello di concussione.

Ciò in quanto le norme:

  • hanno diversa collocazione sistematica e
  • sono preordinate alla tutela di beni giuridici diversi,

talchè, ove ne ricorrano gli elementi costitutivi, si ha concorso formale tra gli stessi (si veda Corte di Cassazione n. 45132 del 2014 e Corte di Cassazione n.15781 del 2015).

Quindi in un caso di concorrenza sleale possono trovare applicazione, ma dipende da caso a caso:

  • a)non soltanto la circostanza aggravante del metodo mafioso, ma
  • b)anche altri tipi di reato, fra cui l’estorsione e la concussione.

(Il caso affrontato dalla Corte di Cassazione era relativo ad un soggetto che era utilizzato come prestanome nella gestione di una società mafiosa e tale società era il veicolo con il quale la cosca mafiosa si serviva per conseguire obbiettivi imprenditoriali illeciti. Nel particolare un imprenditore era stato costretto ad interrompere i lavori di rafforzamento degli argini di un fiume affidatigli d’urgenza da un Comune. E tali lavori erano rivendicati dalla cosca mafiosa che pretendeva altresì l’uso esclusivo sull’area oggetto dei lavori medesimi).

(Corte di Cassazione, sezione 2° penale, sentenza n. 18122 pubblicata il 13-04-2016, presidente A. Prestipino).

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