Avvocato Cavalea > Sentenze  > Concorrenza sleale  > Tribunali e Corti d’appello  > Concorrenza sleale per agganciamento.

Concorrenza sleale per agganciamento.

Concorrenza sleale per agganciamento.

La riproduzione degli elementi caratteristici del prodotto altrui non integra un’ipotesi di agganciamento illecito.
Tale ipotesi ricorre quando un imprenditore, in forme pubblicitarie od equivalenti, attribuisce:

  • ai propri prodotti ovvero
  • alla propria impresa

pregi non posseduti, ma appartenenti a prodotti o all’impresa di un concorrente. In questo modo perturba e altera la libera scelta dei consumatori.
Il Tribunale di Milano ha affermato a proposito della fattispecie della concorrenza sleale per agganciamento di cui all’art. 2598 n. 2 c.c. (il cosiddetto look alike) che tale agganciamento sussiste quando:

  • a) è finalizzato a richiamare alla mente del consumatore il prodotto della concorrente, 
  • b) si sfrutta l’altrui lavoro e
  • c) si sfrutta l’altrui investimento per l’accreditamento del nuovo prodotto,
  • d) ma non è idoneo a creare confusione, e pertanto ad integrare la fattispecie confusoria della concorrenza sleale di cui all’art. 2598 n. 1 c.c.  Si veda: Tribunale di Milano, pronuncia n. 11010 pubblicata il 17 settembre 2014.

Il Tribunale meneghino ha ribadito nuovamente come l’ipotesi di concorrenza sleale per agganciamento prevista dall’articolo 2598 n.2 è ipotesi ben distinta dalla concorrenza sleale confusoria. 

La concorrenza sleale confusoria ricorre quando i beni messi in vendita sono idonei a creare confusione sulla provenienza da parte di una determinata impresa.
Sintetizzando al massimo, la differenza fra le due fattispecie è proprio l’idoneità a creare confusione circa la provenienza del prodotto da un determinato imprenditore. Ciò, che nella prassi, però, non è sempre facile da individuare compiutamente.
(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, ordinanza del 30.12.2016 di accoglimento totale del ricorso cautelare n.51429/2016, giudice A. Dal Moro).