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Concorrenza parassitaria.

Ricorre l’ipotesi della concorrenza parassitaria quando l’imitatore:

  • si ponga sulla scia del concorrente in modo sistematico e continuativo,
  • sfrutti la creatività altrui e
  • si avvalga di idee, di mezzi di ricerca e finanziari altrui.

Come rilevato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 13423 del 2004, questo tipo di concorrenza si realizza in una pluralità di atti che:

  • pur isolatamente leciti, valutati nel loro insieme costituiscono un illecito, poichè
  • concretizzano una forma di imitazione delle iniziative del concorrente che sfrutta in maniera sistematica:

il lavoro e la creatività altrui.
Tali atti possono concretamente manifestarsi attraverso un’attività che: in un unico momento imiti tutte le iniziative del concorrente (concorrenza parassitaria sincronica) o
attraverso la successione nel tempo di singoli atti imitativi (concorrenza parassitaria diacronica).

Nel caso affrontato dal Tribunale meneghino, i giudici hanno accertato che la convenuta avesse compiuto nel tempo, in modo sistematico, una servile imitazione:

  • delle collezioni di prodotti dell’attrice di capi di abbigliamento ed accessori di lusso per cani di piccola taglia),
  • della presentazione degli stessi attraverso la loro denominazione (molto simile a quella dell’attrice),
  • giunta addirittura all’adozione del medesimo segno distintivo utilizzato, sia pure ‘di fatto’ (un topolino) da FPO e cioè la società attrice in causa che vende a livello nazionale ed internazionale sin dal 2009.
    (Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa -A- sentenza n. 2533 pubblicata il 01.03.2017, presidente C. Marangoni).