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Concorrenza illecita fra professionisti. In 4 casi per i notai.

Concorrenza illecita fra professionisti. In 4 casi per i notai.

Il caso affrontato dalla Cassazione prevedeva un accordo fra un ex notaio ed un notaio. Era stato accertato che tra:

  • lo studio di un ex notaio e
  • l’incolpato (un notaio),

vi fosse un rapporto particolare vietato ovverosia di procacciamento di clienti a fronte di una corresponsione di una percentuale dell’incasso
Il notaio si considerava esente da responsabilità in quanto riteneva di aver semplicemente aperto un ufficio secondario in un altro paese. Tale nuovo ufficio rappresentava l’ideale continuazione dell’attività di uno studio notarile di un notaio cessato.
Tuttavia è risultato che:

  • lo studio del notaio cessato inducesse persone a sceglierlo come notaio
  • con periodico e continuativo svolgimento di prestazioni presso il medesimo studio (del notaio cessato).

Ora, la lett. c) dell’art. 147 della legge notarile individua come illecita concorrenza fra notai quella effettuata con:

  1. riduzioni di onorari, diritti o compensi, ovvero
  2. servendosi dell’opera di procacciatori di clienti,
  3. servendosi di richiami o di pubblicità non consentiti dalle norme deontologiche o
  4. servendosi di qualunque altro mezzo non confacente al decoro ed al prestigio della classe notarile.

Tale norma

  • è rispettosa del principio di legalità non pone una limitazione della concorrenza tra i notai, la cui liceità anzi implicitamente riconosce
  • vieta solamente le forme illecite quale forma appunto di lesione del bene protetto dalla norma del decoro e del prestigio della classe notarile e
  • prevede che la concorrenza illecita in questione possa concretizzarsi in una serie di comportamenti tipici quali quelli indicati nei punti da 1 a 4 sopra.

Quindi tra tali mezzi illeciti rientra anche la ricerca da parte del notaio di clientela mediante il ricorso a mezzi illeciti o scorretti (si veda la Corte di Cassazione, sentenza n. 172020 del 04-12-2002).
Tali mezzi possono essere, come nel caso affrontato dalla Corte di legittimità:

  • l’utilizzo di un terzo (il procacciatore) che induca le persone a scegliere il notaio o
  • l’attività del notaio di conferire al procacciatore l’incarico, anche a titolo non oneroso, di procurargli clienti (e chiunque sia il procacciatore).

Infatti il notaio aveva svolto una rilevante ed abituale attività professionale:

  • non in virtù delle proprie capacità professionali, ma
  • avvalendosi della clientela che faceva capo allo studio del precedente notaio che aveva ivi svolto proprio l’attività di notaio.

Non vi è dubbio che tale condotta:

  • costituisca concorrenza sleale,
  • mentre non rileva la circostanza che l’iniziativa sia partita dal terzo o dal notaio cessato.

(Corte di Cassazione, sezione 6 civile, sentenza 4721 pubblicata il 23-03-2012, presidente M. Finocchiaro).

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