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Concorrenza illecita fra notai.

Concorrenza illecita fra notai.

L’art. 147 c) prevede come concorrenza illecita fra notai quella 

  • effettuata con riduzioni di onorari, diritti o compensi, o
  • che si serve dell’opera di procacciatori di clienti, di richiami o pubblicità non consentiti dalle norme deontologiche, o
  • che viene fatta con qualunque altro mezzo non confacente al decoro e al prestigio della classe notarile.

Quindi, la norma, rispettosa del principio di legalità, non vieta la concorrenza tra i notai, la cui liceità, anzi, implicitamente riconosce.
Cio’ che vieta la disposizione normativa è:

  • la forma illecita della concorrenza ed
  • identifica l’interesse meritevole di tutela nella salvaguardia della dignità e della reputazione del notaio nonchè del decoro e prestigio della classe notarile.

Per altro verso invece l’art. 147 b) sanziona la reiterata e non occasionale violazione delle norme deontologiche.
Con deliberazione del 5 aprile 2008 il Consiglio Nazionale del Notariato ha approvato i Principi di deontologia professionale dei notai.

Tali principi all’art. 14 tipizzano specificandole, a titolo esemplificativo, alcune ipotesi di concorrenza sleale.

Fra le ipotesi di concorrenza sleale vi è anche quella di irregolare fatturazione.
Qualora al notaio sia contestata, ai sensi dell’art. 147 c) legge notarile, la illecita concorrenza – compiuta attraverso la reiterata emissione di fatture irregolari a fronte di anticipazioni di spese inesistenti – la condotta contestata rientra in una delle specifiche previsioni descritte dall’art. 14 del codice deontologico.
Quindi l’ipotesi di cui all’art. 147 c) comprende ed assorbe la condotta sanzionata dall’art. 147 b), in relazione all’art. 14 cod. deontologico, che è integrata dalla non occasionale ma ripetuta violazione delle norme deontologiche elaborate dal Consiglio nazionale del notariato.
Pertanto, si versa in una ipotesi di concorso apparente di norme, avendo le disposizioni, di legge e deontologica, ad oggetto il medesimo fatto.
(Corte di Cassazione, sezione 2 civile, sentenza n.2526, pubblicata il 31.01.2017, presidente V. Mazzacane).