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Concorrenza illecita del dipendente e risarcimento dei danni morali.

Concorrenza illecita del dipendente e risarcimento dei danni morali.

Nel caso di concorrenza illecita del dipendente si può ottenere il risarcimento dei danni anche morali.

Anche nei confronti della persona giuridica ed in genere dell’ente collettivo è configurabile la risarcibilità del danno non patrimoniale (cioè il danno morale).

Ciò si verifica quando il fatto lesivo incide su una situazione giuridica della persona giuridica che sia equivalente ai diritti fondamentali della persona umana garantiti dalla Costituzione.
Fra tali diritti rientra l’immagine della persona giuridica quando vi è una lesione di tale immagine ricollegabile a condotte di:

  • concorrenza illecita di un dipendente,
  • violazioni del patto di non concorrenza o
  • violazioni dell’obbligo di fedeltà del medesimo dipendente.

In tali casi è risarcibile:

  • oltre al danno patrimoniale anche
  • il danno non patrimoniale se verificatosi e se dimostrato. 

Il danno morale è un cosiddetto “danno conseguenza” dato dalla diminuzione della considerazione e per l’appunto dell’immagine della persona giuridica nell’ambiente sociale. In pratica viene lesa l’immagine :

  • delle persone fisiche che ricoprono gli organi della persona giuridica ed 
  • anche quella dell’ente, si vedano sul punto: Corte di Cassazione, sentenza n. 4542 del 2012 e Corte di Cassazione, sentenza n. 12929 del 2007.

Infatti anche le persone giuridiche possono essere lese in quei diritti immateriali della personalità, che sono compatibili con l’assenza di fisicità, quali i diritti:

  • all’immagine,
  • alla reputazione,
  • all’identità storica, culturale e politica costituzionalmente protetti.

In tali casi le persone giuridiche possono agire per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale anche per la violazione di un obbligo contrattuale.  Si veda sul punto: Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 26972 del 2008.
Quindi si possono chiedere i danni morali:

  • anche in caso di violazione di un patto di non concorrenza,
  • ovviamente se ne ricorrono i presupposti e
  • non solo nel caso di violazione dell’obbligo di fedeltà di un dipendente.

Il principio giuridico di tale sentenza può trovare applicazione anche nei casi di: associazioni, fondazioni, enti con o senza personalità giuridica e società.

(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 19183 pubblicata il 19.08.2013, presidente A. De Renzis).

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