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Concorrenza illecita e art. 513 bis c.p.

Concorrenza illecita e art. 513 bis c.p.

La concorrenza illecita spinta oltre un determinato limite è sfocia nel penale.

La Corte di Cassazione ha ribadito che la norma incriminatrice di cui all’art. 513 bis del codice penale ha come interesse tutelato l’ordine economico, inteso come buon funzionamento dell’economia.

Tale norma punisce quelle condotte illecite concorrenziali realizzate con atti di coartazione che inibiscono la normale dinamica imprenditoriale. Si veda la Corte di Cassazione, sezione 2 penale, sentenza n. 9763 del 10.02.2015 Amadoro e altri, Riv. 26329901.

Mentre per atto di concorrenza sleale può intendersi qualsiasi utilizzo di tecniche, di pratiche, di comportamenti e di mezzi illeciti per:

  1. ottenere un vantaggio sui competitori o
  2. per arrecare loro un danno.

Nel caso affrontato dalla Corte di legittimità un imprenditore:

  • al fine di sottrarre ai suoi concorrenti una consistente fetta di mercato nel settore della distribuzione di qualunque bene (nel caso di specie era il pane)
  • imponeva con la minaccia la sua fornitura di beni (il pane) rispetto a quella di altri fornitori ad una serie di esercizi commerciali in una determinata zona.

Egli è riuscito ad inserirsi nel mercato in modo velocissimo e si è sostituito ai vari fornitori di pane della zona, grazie alla sua capacità di intimidazione che gli derivava dalla sua appartenenza ad una nota famiglia malavitosa.

Così, in questo modo, si è imposto sul mercato ed ha annientato la concorrenza, fornendo il pane a tutti i commercianti della zona che per decenni si erano rivolti ad altri fornitori. 

Questo è un caso di concorrenza illecita che è sfociato in responsabilità penale.

(Corte di Cassazione, 4° sezione penale, sentenza n. 41967 del 17.05.2017, presidente il F.M. Ciampi)