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Concorrenza fra medici – pubblicità sanitaria – sanzioni antitrust

L’autorità garante della concorrenza e del mercato aveva sanzionato la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri perché l’aveva ritenuta responsabile della violazione dell’art.110 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea).

Cioè di aver posto in essere una intesa restrittiva della concorrenza.

Il codice deontologico e le linee guida emanate dopo contenevano norme idonee a restringere in misura sensibile la concorrenza imponendo ingiustificatamente divieti o vincoli allo strumento pubblicitario.

Tali norme erano anche in contrasto con il decreto sulle liberalizzazioni la cd. “Riforma Bersani” ed alteravano il normale meccanismo concorrenziale.

I codici deontologici, però, non possono porre delle limitazioni ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge.

Ora, la pubblicità (ed anche quella sanitaria sia promozionale che comparativa) è però libera ai sensi delle seguenti norme: legge 248/2006, legge 148/2011, dpr 137/2012.

La pubblicità per il Tribunale Amministrativo del Lazio deve soltanto tutelare:

1)il destinatario del messaggio per cui deve essere solo: a) corretta, b) non ingannevole, c) trasparente, nonchè

2)il concorrente vietando l’utilizzo di informazioni aventi contenuto denigratorio.

Il TAR del Lazio ha quindi confermato il provvedimento sanzionatorio comminato dall’Antitrust, ma ha diminuito la sanzione pecuniaria.

Tale sentenza potrà comunque essere impugnata avanti il Consiglio di Stato.

(Tar del Lazio, sezione I, sentenza n. 4943 del 01-04-2015, nel ricorso num. gen. 14513/2014)

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