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Concorrenza differenziale del dipendente.

Concorrenza differenziale del dipendente.

La concorrenza differenziale del dipendente è tra le più insidiose per l’imprenditore.

Quando un collaboratore:

  • cerca di sottrarre clienti al proprio datore di lavoro approfittando dei suoi rapporti personali con essi,
  • compie un sistematico sviamento di clientela,
  • sottrae informazioni riservate (fra cui l’anagrafica dei clienti e persino le password),
  • collabora in costanza del rapporto di lavoro con altro imprenditore concorrente del proprio datore di lavoro

allora si può definire infedele perchè con la sua condotta:

  1. viola l’art. 2105 c.c. e
  2. compie una ipotesi diretta di “concorrenza dell’ex dipendente” anche se non è stato stipulato alcun patto di non concorrenza.

L’attività dell’ex dipendente va sempre guardata con una certa cautela in quanto anche se espressione:

  • del principio di libertà del lavoro ex art. 4 Cost e
  • di iniziativa economica ex art. 41 Cost.

può svolgersi a proprio esclusivo vantaggio ovvero a vantaggio altrui.

Il collaboratore può infatti sfruttare:

  • specifici valori aziendali del datore di lavoro precedente quali informazioni destinate a restare riservate o
  • particolari relazioni con la clientela utilizzate per contattare sistematicamente tutti i clienti all’unico scopo di farli transitare ad altri imprenditori concorrenti.

Tale situazione dà luogo non soltanto ad una ipotesi di concorrenza differenziale posta in essere dallo stesso collaboratore ma anche ad una specifica ipotesi di illecito extracontrattuale  a carico di quell’imprenditore che approfitta dell’infedeltà del dipendente.

Infatti viene appunto rotta la regola della conformità ai principi della correttezza (si veda Corte di Cassazione, sentenza n. 5671 del 1998).

(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa -A- sentenza n. 11384 pubblicata il 12.10.2015, presidente P.M. Gandolfi).

 

 

 

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