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Comunanza di clientela.

Comunanza di clientela.

La comunanza di clientela è solo un aspetto che si deve analizzare per valutare se vi è o meno una situazione di concorrenzialità fra due o più imprenditori.

Infatti la Corte di legittimità ha affermato in più riprese che in tema di concorrenza sleale, presupposto indefettibile dell’illecito è la sussistenza di una situazione di concorrenzialità tra due o più imprenditori (si veda Corte di Cassazione, sentenza n. 17144 del 2009).

Una situazione di concorrenzialità esiste quanto c’è:

  1. un contemporaneo esercizio di una medesima attività industriale o commerciale
  2. in un ambito territoriale anche solo potenzialmente comune e, quindi,
  3. anche la comunanza di clientela.

Quest’ultima, cioè la comunanza di clientela, non è data dalla identità soggettiva degli acquirenti dei prodotti, bensì dall’insieme dei consumatori che:

  1. sentono il medesimo bisogno di mercato e, pertanto,
  2. si rivolgono a tutti i prodotti che sono in grado di soddisfare quel bisogno.

La sussistenza di tali requisiti va verificata anche in una prospettiva potenziale (cioè nel lungo periodo).

Si deve esaminare se l’attività in presunta concorrenza di cui si tratta, considerata nella sua naturale dinamicità, consenta di configurare:

  • quale esito di mercato fisiologico e prevedibile,
  • sul piano temporale, geografico e
  • su quello merceologico,
  • vi sia o vi sarà l’offerta dei medesimi prodotti, ovvero di prodotti affini e succedanei rispetto a quelli offerti dal soggetto che lamenta la concorrenza sleale.

(Corte di Cassazione, sez. 1 civile, sentenza n. 20189 pubblicata il 18.08.2017, presidente A. Nappi)