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Comunanza di clientela e concorrenza sleale.

Comunanza di clientela e concorrenza sleale.

La comunanza di clientela è un requisito indispensabile fra due imprese affinchè si possa applicare il disposto dell’art. 2598 c.c. nel caso in cui una delle due lamenti condotte scorrette concorrenzialmente.
Quindi per configurare la violazione dell’art. 2598 c.c. è necessario che fra le parti sussista un rapporto di concorrenza.
Ora la concorrenza sleale presuppone la cosiddetta comunanza di clientela, da intendersi come l’insieme dei consumatori:

  • a) che sentono il medesimo bisogno di mercato e pertanto
  • b) si rivolgono all’acquisto di tutti quei prodotti che quel bisogno sono idonei a soddisfare.

Si veda sul punto la recentissima sentenza n. 10336 del 2016 della Corte di Cassazione.
Ora se non sussiste il requisito della comunanza di clientela non esiste neppure alcun rapporto di concorrenza fra le parti.
Di conseguenza non sussistendo alcun rapporto di concorrenza non puo’ essere intentata una causa per concorrenza sleale.
Per i giudici del Tribunale di Torino non sono in diretta concorrenza due società di cui:

  • una ha come clienti i locali e gli esercizi commerciali che richiedono i servizi di intrattenimento e di organizzazione di eventi,
  • mentre l’altra ha come clienti i soli frequentatori dei locali.

(Tribunale di Torino, sezione specializzata in materia di imprese, sentenza n. 3230 pubblicata il 07.06.2016, presidente U. Scotti).