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Competenza in materia di concorrenza sleale.

Sebbene la competenza in materia di concorrenza sleale spetti in gran parte alle sezioni specializzate una parte residua appartiene al giudice ordinario.

Tale bipartizione è determinata dall’art. 134 del cod. della proprietà industriale che prevede la devoluzione alla cognizione delle sezioni specializzate di tutte le controversie in materia di concorrenza sleale con esclusione di quelle che “non interferiscono, neppure indirettamente, con l’esercizio dei diritti di proprietà industriale”.

Di conseguenza al giudice ordinario in composizione monocratica spetta la competenza nelle azioni di concorrenza sleale fondate sull’art. 2598 n.2 e 3 c.c. ove non connesse in alcun modo con quelle prima menzionate.

Il Tribunale di Torino segue quindi l’orientamento della Cassazione secondo la quale appartiene al Tribunale ordinario e non alle sezioni specializzate in materia di impresa la competenza a decidere sulla domanda di accertamento di una ipotesi di concorrenza sleale cosiddetta pura.

Nel caso affrontato dal Tribunale di Torino si era prospettata solo la lesione degli interessi di una società mediante lo storno di dirigenti di:

  • informazioni aziendali,
  • processi produttivi ed
  • esperienze tecnico-industriali (il know-how aziendale in senso ampio)

ma non la sussistenza di privative o di altri diritti di proprietà intellettuale direttamente o indirettamente risultanti quali elementi costitutivi o relativi all’accertamento dell’illecito concorrenziale (si veda anche Cassazione civile, sezione VI, n. 11309 del 09.05.2017, in Giust. civ. mass. 2017)

(Tribunale di Torino, sezione 1 civile, sentenza n. 718 pubblicata il 12.02.2018, giud. monocratico E. Di Capua). 

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