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Come valutare il danno da concorrenza sleale. I parametri di riferimento.

Come valutare il danno da concorrenza sleale. I parametri di riferimento.

Il caso affrontato dalla Corte di legittimità era relativo alla costituzione da parte del lavoratore, in costanza del rapporto di lavoro:

  • a) di una nuova associazione operante con scopi e finalità indistinguibili con quella per la quale lavorava,
  • b) con una denominazione simile ed idonea a generare confusione,
  • c) con assunzione da parte del dipendente di una posizione apicale nella nuova associazione e
  • d) diffusione da parte del dipendente di notizie denigratorie nei confronti della Associazione, sua datrice di lavoro, in ordine a difficoltà economiche ed alla sua imminente chiusura.

I giudici di legittimità hanno liquidato il danno in via equitativa ai sensi dell’art. 1226 c.c. I parametri a cui hanno fatto riferimento per liquidare il danno sono:

  • le condotte poste in essere sul piano della concorrenza diretta erano molteplici e gravi,
  • la scelta della denominazione della nuova associazione in modo da ingenerare consapevolmente confusione  tra gli utenti e tra tutti gli operatori del settore,
  • la richiesta del contributo provinciale destinato annualmente alla Onlus e
  • le molteplici e gravi condotte denigratorie consistite nella diffusa divulgazione di uno stato patrimoniale di difficoltà con l’aggiunta gravemente maliziosa di notizie del tutto false ed infondate (come quella della imminente cessazione dell’attività).

Tali condotte per la Corte hanno raggiunto una intensità ed una gravità tali da determinare un rilevantissimo danno all’immagine del datore di lavoro.

Il datore di lavoro in conseguenza del comportamento del dipendente si è improvvisamente venuto a trovare in una grave situazione di oggettiva difficoltà, dovendo:

  • fare i conti con una nuova concorrente che cercava di sottrarle risorse economiche, disponibilità di dipendenti e 
  • vedendosi nel contempo aggredito nella sua reputazione ed affidabilità per la diffusione di notizie volte a mettere in dubbio persino al sua sopravvivenza.

(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 19183 pubblicata il 19-08-2013, presidente A. De Renzis).

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