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Clienti comuni ed imprese in concorrenza.

Clienti comuni ed imprese in concorrenza.

Quando si parla di concorrenza sleale occorre avere riguardo al concetto di clienti comuni. Cosa vuol dire?

La comunanza di clientela non è data dalla identità soggettiva degli acquirenti dei prodotti. La comunanza di clientela è data:

  • dall’insieme dei consumatori che sentono il medesimo bisogno di mercato e
  • si rivolgono a tutti i prodotti: a) uguali, ovvero b) affini o c) succedanei a quelli posti in commercio che sono in grado di soddisfare quel bisogno e 
  • sono posti in vendita dall’imprenditore che lamenta la concorrenza sleale.

Si veda sul punto Corte di Cassazione, sentenza n. 17144 del 2009; Corte di Cassazione, sentenza n. 1617 del 2000; Corte di Cassazione, sentenza n. 1259 del 1999.

Tale principio vale anche per prodotti:

  • analoghi che servono anche solo per complemento necessario di altri prodotti (per dei chiusini applicabili a prodotti in cemento) e
  • che siano venduti in via occasionale o limitata dal competitor.

Ora per quelle imprese c’è il cosiddetto rapporto di concorrenza perchè si inseriscono in settori economici anche in parte coincidenti od interdipendenti.
Infatti in tal modo le imprese:

  • mettendo in vendita quei particolari prodotti
  • attingono alla medesima clientela intesa come l’insieme delle domande che il mercato esprime

e di conseguenza sono in concorrenza l’una con l’altra.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 6226 pubblicata il 13-03-2013, presidente U. Vitrone).