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Concorrenza sleale e risparmio di costi.

La configurabilità della concorrenza sleale ex art. 2598 n. 3 c.c. richiede:

  1. le notizie riservate rivelate a terzi o da questi acquisite o utilizzate fossero destinate a non essere divulgate al di fuori dell’azienda. E’ la non divulgabilità delle informazioni (si veda Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 21588 del 13-10-2014, n. 21588)
  2. che si tratti di informazioni riservate ovverosia di non facile accessibilità al loro contenuto. Costituisce, dunque, condotta di concorrenza sleale per violazione dei principi della correttezza professionale la condotta, potenzialmente dannosa, volta a carpire notizie riservate, anche non costituenti segreto industriale, relative:
    a) ai processi produttivi ed
    b) alle sostanze utilizzate per realizzare un dato prodotto da parte di un’impresa concorrente, senza necessità di accertare la presenza di prodotti simili sul mercato (si veda Corte di Cassazione, sezione 1, sentenza n.1100 del 20-01-2014).

Conseguentemente, deve ritenersi violato il regime di leale concorrenza, a norma dell’art. 2598 n. 3 c.c., anche da parte di chi risparmia, con la sottrazione di dati riservati, quei tempi e quei costi di una autonoma ricostruzione delle informazioni industrialmente utili.

Quindi ogni acquisizione avvenuta per sottrazione avvenuta per sottrazione e non per autonoma capacità di elaborazione costituisce atto di concorrenza sleale.

(Tribunale di Bologna, sezione specializzata in materia di impresa, 4° sezione, sentenza n.2340 pubblicata il 27-07-2015, presidente G. Salina).

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