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Cessione di quote sociali e divieto di concorrenza.

Cessione di quote sociali e divieto di concorrenza.

La cessione di quote sociali può implicare, in alcuni casi, il divieto di concorrenza. Nel caso di:

  • cessione delle partecipazioni sociali di una società da parte di due ex-soci
  • seguita dall’apertura di altra società (nel caso di specie di una scuola di formazione) avente lo stesso oggetto sociale
  • si configura in capo ai due cedenti ed ex-soci un obbligo ex lege di non concorrenza.

I due ex soci vendendo la maggioranza del capitale sociale della società, non avrebbero potuto iniziare una nuova impresa idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta ai sensi dell’art. 2557 cod. civ.
Infatti in conformità all’orientamento della Corte di Cassazione, l’ambito di applicabilità dell’art. 2557 c.c. si estende alle ipotesi:

  • di cessione di quote sociali
  • quando i soci cedenti hanno un ruolo imprenditoriale attivo e consistente.

Nel caso di specie i due ex-soci:

  1. erano anche docenti e consiglieri delegati della società che gestiva la scuola di formazione,
  2. avevano la maggioranza del capitale sociale che hanno ceduto,
  3. hanno subito iniziato una nuova attività con il medesimo oggetto sociale, la medesima sede sociale, in comuni limitrofi,
  4. detenevano le quote sociali di maggioranza nella nuova società che gestiva la nuova attività di formazione ed
  5. utilizzavano addirittura il medesimo corpo docenti specializzato e
  6. le classi erano composte da studenti che fino a quel momento avevano frequentato classi della concorrente società della quale avevano fatto parte i due ex-soci.

La disposizione contenuta nell’articolo 2557 c.c., la quale stabilisce che chi aliena l’azienda deve astenersi dall’iniziare una nuova impresa che sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta, appropriandosi nuovamente dell’avviamento, non ha il carattere dell’eccezionalità.
Con tale disposizione il legislatore:

  • non ha posto una norma derogativa del principio di libera concorrenza,
  • ma ha inteso disciplinare nel modo più congruo la portata di quegli effetti connaturali al rapporto contrattuale posto in essere dalle parti.

Si vedano sulla cessione di quote: Corte di Cassazione, sentenza n. 27505 del 2008; Corte di Cassazione, sentenza n. 9682 del 2000; Corte di Cassazione, sentenza n. 549 del 1997; Corte di Cassazione, sentenza n. 1643 del 1998.
Ciò vuol dire che non è esclusa l’estensione analogica dell’art. 2557 cod. civ.  alle ipotesi:

  • di cessione di quote di partecipazione in una società di capitali (anche a ristretta base),
  • ove il giudice del merito, con un’indagine che tenga conto di tutte le circostanze e le peculiarità del caso concreto,
  • accerti che tale cessione abbia realizzato un “caso simile” all’alienazione d’azienda.

Si veda sul punto anche la Corte di Cassazione sentenza n. 27505 del 2008.

(Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa -A- sentenza n. 9695 pubblicata il 18-08-2016, giudice S. Giani).

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