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Capacità distintiva e concorrenza sleale.

Capacità distintiva e concorrenza sleale.

In caso di assenza di capacità distintiva di un marchio non si configura neppure la concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 n.1 c.c.

Nel caso affrontato dalla Corte di legittimità la domanda di risarcimento danni proposta dalle attrici postulava esclusivamente la fattispecie di concorrenza sleale prevista dall’art. 2598 n. 1 c.c., in quanto connessa alla contraffazione dei marchi rivendicati.
La stessa imitazione servile lamentata con il ricorso non era riferita alla confondibilità dei prodotti, ma solo all’utilizzazione del riferimento a ‘Buddha’.
Quindi nel momento in cui viene accertato, in riferimento alla lamentata contraffazione, che il nome Buddha non ha capacità distintiva, tale pronuncia è implicitamente riferibile anche alla domanda di concorrenza sleale che andrà rigettata.
Nel caso di specie la ricorrente aveva proposto la domanda solo ai sensi dell’art. 2598 n.1 c.c. e quindi:

  • esclusa la capacità distintiva del marchio ed
  • esclusa la contraffazione,
  • la Corte ha escluso automaticamente anche la concorrenza sleale.

Infatti una domanda giudiziale (per concorrenza sleale) non espressamente esaminata può anche ritenersi implicitamente rigettata.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n.1277 pubblicata il 25-01-2016, presidente R. Rordorf).

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