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Brevetti – farmaci – invenzioni biotecnologiche

-costituisce “embrione umano”:

a) qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione,

b) qualunque ovulo umano non fecondato in cui sia stato impiantato il nucleo di una cellula umana matura e,

c) qualunque ovulo umano non fecondato che, attraverso partenogenesi, sia stato indotto a dividersi e a svilupparsi.

Mentre spetta al giudice dello stato stabilire, in base allo sviluppo della scienza, se una cellula staminale ricavata da un embrione umano nello stadio di blastocisti costituisca un “embrione umano” ai sensi dell’art. 6, n.2 lett. c) della direttiva 98/44.

Gli embrioni umani non possono essere brevettati per fini industriali o commerciali ovvero a fini di ricerca scientifica.

Solo l’utilizzo per finalità terapeutiche o diagnostiche che si applichi all’embrione umano e sia utile a quest’ultimo può essere oggetto di brevetto.

Mentre l’art. 6, n.2 lett. c) della direttiva sulle biotecnologie esclude la brevettabilità di un’invenzione qualora l’insegnamento tecnico oggetto della domanda di brevetto richieda la previa distruzione di embrioni umani o la loro utilizzazione come materiale di partenza, indipendentemente dallo stadio in cui esse hanno luogo ed anche qualora la descrizione dell’insegnamento tecnico oggetto di rivendicazione non menzioni l’utilizzazione di embrioni umani.

(Corte di Giustizia del Lussemburgo, Grande Sezione, sentenza del 18-10-2011 nella causa C-34/10)

(Normativa di riferimento: Direttiva CE 98/44 sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche, art. 27 dell’Accordo Trips – art. 53 Convenzione di Monaco)