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Autorizzazioni amministrative e concorrenza sleale.

Autorizzazioni amministrative e concorrenza sleale.

Competere nel mercato senza le prescritte autorizzazioni amministrative per la propria attività può significare compiere atti di concorrenza sleale a danno di altri competitor che invece le hanno ottenute.

I comportamenti lesivi di norme di diritto pubblico non è necessario che integrino, di per sè stessi, atti di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 n. 3 cod. civ. atteso che l’obbiettivo concorrenziale può essere raggiunto anche attraverso comportamenti che benchè:

  • non siano previsti dalla legge,
  • siano connotati dallo stesso disvalore di quelli espressamente regolati.

Più nel particolare la violazione di norme pubblicistiche è sufficiente ad integrare la fattispecie illecita quando essa:

  • è stata causa diretta della diminuzione dell’altrui avviamento ovvero quando essa
  • di per sè stessa anche senza un comportamento di mercato, abbia prodotto il vantaggio concorrenziale che non si sarebbe avuto se la norma fosse stata osservata.

Applicando tale principio la Cassazione ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso la sussistenza dell’illecito concorrenziale nel fatto di un gestore di una sala cinematografica che aveva ampliato la capienza locale, portandola da 308 posti a 1000 posti senza alcuna autorizzazione amministrativa.

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n. 8012 del 27.04.2004)

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