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Atto di concorrenza sleale. Può essere scriminato?

Atto di concorrenza sleale scriminato?

Può essere scriminato un atto di concorrenza sleale?

Vi è un principio di diritto che è già stato affermato sul tema dalla Corte di Cassazione. Si veda la sentenza n. 11047 del 1998 della prima sezione secondo cui la reazione del danneggiato in tema di concorrenza sleale da parte di un concorrente è legittima solo in alcuni casi.

Altrimenti può essere a sua volta causa di un danno risarcibile.

Ebbene la reazione ad un atto di concorrenza sleale, per essere scriminata, deve rispondere ai parametri:

  • della continenza generale e
  • della proporzionalità

rispetto all’offesa ricevuta.

Quindi se il giudice accerta che la reazione è sproporzionata, legittimamente disconosce l’applicabilità della scriminante e può condannare per concorrenza sleale denigratoria.

(Nel caso di specie una società è stata condannata perché aveva effettuato una campagna di comunicazione denigratoria contro un suo ex agente. Quest’ultimo, a sua volta, in epoca passata, era stato condannato nei confronti della medesima società per violazione del patto di non concorrenza. Tuttavia la Corte non ha considerato scriminante per la società la condotta dell’ex agente. Insomma ha valutato il comportamento della società “eccessivo” e non proporzionale a ciò che in passato aveva posto in essere l’ex agente).

(Corte di Cassazione, sezione 6 civile, ordinanza n. 12820 pubblicata il 23.05.2018, rel. A. Scaldaferri).

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