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Attività contraria agli interessi del datore di lavoro.

Attività contraria agli interessi del datore di lavoro.

Il dipendente non può porre in essere una attività contraria agli interessi del datore di lavoro se potenzialmente produttiva di danno.

La Corte di Cassazione ha affermato a più riprese  che:

-dal collegamento dell’obbligo di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c.,

-con i principi generali di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c.

deriva che il lavoratore deve astenersi non solo dai comportamenti espressamente vietati dall’art. 2105, ma anche da qualsiasi altra condotta che, per natura e per le sue possibili conseguenze:

  • risulti in contrasto con i doveri connessi all’inserimento del lavoratore nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa o
  • crei situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della medesima o
  • sia comunque idonea a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto di lavoro.

Si vedano: Corte di Cassazione, sentenza n. 2474 del 2008 e la sentenza n. 6957 del 2005.

L’obbligo di fedeltà impone al lavoratore di tenere un comportamento leale nei confronti del proprio datore di lavoro, astenendosi da qualsiasi atto idoneo a nuocergli anche potenzialmente.

Di conseguenza ai fini della sussistenza della violazione dell’obbligo di fedeltà incombente sul lavoratore ex art. 2105 c.c. è sufficiente la mera preordinazione di un’attività contraria agli interessi del datore di lavoro anche solo potenzialmente produttiva di danno. si veda Corte di Cassazione, sentenza n. 12489/2003.
Rientra nella sfera di tale dovere anche il divieto di trattare affari per conto proprio o di terzi in concorrenza con il datore di lavoro, a prescindere dall’idoneità o meno di tale comportamento ad integrare un’ipotesi di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c. (Corte di Cassazione, sentenza n.9056 del 2006).
In coerenza con tali principi è stato poi precisato che:

  • integra violazione del dovere di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c. ed
  • è potenzialmente produttiva di danno,
  • la costituzione da parte di un lavoratore dipendente  di una società per lo svolgimento della medesima attività economica svolta dal datore di lavoro.

Si vedano: Corte di Cassazione, sentenza n. 16377 del 2006; Corte di Cassazione, sentenza n. 6654 del 2004.

Il caso affrontato dalla Corte di legittimità era relativo alla costituzione da parte del lavoratore, in costanza del rapporto di lavoro:

  • a) di una nuova associazione operante con scopi e finalità indistinguibili con quella per la quale lavorava,
  • b) con una denominazione del tutto simile ed oggettivamente idonea a generare confusione,
  • c) con assunzione da parte del dipendente di una posizione apicale nella nuova associazione e
  • d) con la diffusione da parte del dipendente di notizie denigratorie nei confronti della Associazione, sua datrice di lavoro, in ordine a difficoltà economiche ed alla sua imminente chiusura.

(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 19183 pubblicata il 19-08-2013, presidente A. De Renzis).

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