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Associazioni e concorrenza sleale.

Associazioni e concorrenza sleale.

Associazioni, riconosciute o meno, possono essere sia soggetti attivi che passivi di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 cod. civ. purchè si provi la loro attività commerciale.

La Corte di Cassazione ha costantemente affermato il principio secondo cui la concorrenza sleale costituisce fattispecie tipicamente riconducibile ai soggetti del mercato in concorrenza.
Quindi non è ravvisabile ove manchi il presupposto soggettivo del cosiddetto rapporto di concorrenzialità (si veda la Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n.18691 del 2015).
Cio’ non implica affatto la conseguenza che una o più associazioni:

  • anche del tipo non riconosciuto,
  • possano essere escluse dalla tutela oggetto delle previsioni di cui all’art. 2598 c.c.
  • ove in esse siano ravvisabili i caratteri dell’impresa in concorrenza ovvero la presenza di un’attività d’impresa,

secondo il principio dell’effettività dell’impresa e dell’imprenditore.
(La Corte di Cassazione nel caso specifico ha confermato la sentenza del giudice di merito che non aveva riconosciuto la qualifica di imprenditore ad una associazione, ma soltanto perchè il ricorrente non aveva provato l’attività imprenditoriale commerciale dell’associazione).

(Corte di Cassazione, sezione 1 civile, sentenza n.10827 pubblicata il 25-05-2016, presidente P. Campanile).

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