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Amministratore unico e divieto di concorrenza.

Amministratore unico e divieto di concorrenza.

Le controversie relative al divieto di concorrenza imposto ad un amministratore unico è compromettibile in arbitri (cioè si può ricorrere ad un arbitrato). Anzi,  spesso è presente negli statuti sociali e nei contratti stipulati dagli amministratori una apposita clausola che devolve eventuali controversie ad un collegio di arbitri.

Nel caso affrontato dalla Corte di legittimità una pronuncia degli arbitri (il lodo arbitrale) è stato impugnato in Corte di Appello e successivamente in Cassazione che però ha confermato le statuizioni della Corte di Appello, e di conseguenza del lodo arbitrale, in punto di responsabilità di un amministratore per violazione del divieto di concorrenza.

Il collegio arbitrale ha accertato la violazione del divieto di concorrenza ai sensi dell’art. 2390 del codice civile ed ha condannato l’amministratore unico al risarcimento del danno cagionato alla società.

Gli arbitri avevano fatto riferimento, per condannare l’amministratore unico, ad altre disposizioni recanti il principio del divieto di concorrenza o di agire in conflitto di interessi, quali gli articoli 1394 e 2598 c.c.

Gli arbitri nell’occasione avevano, però, ritenuto che l’art. 2390 c.c. fosse stato derogato in modo invalido nello statuto sociale.

Comunque la loro pronuncia non è stata considerata nulla per violazione dell’art. 829, l °comma, n. 4, c.p.c. (nel testo anteriore alle modificazioni di cui all’art. 24 d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), secondo il quale il lodo è impugnabile per nullità se “contiene disposizioni contraddittorie”.

Ciò in quanto il collego arbitrale non si è contraddetto, ma ha fatto semplicemente un mero richiamo normativo (a diverse norme del codice civile), atto a meglio qualificare la condotta illecita imputata all’amministratore unico.

(Corte di Cassazione, sezione 1° civile, sentenza n. 6924, pubblicata il 08-04-2016, presidente F. Forte).